Gabriele Marchioro

“Chiedi a Gabry”

“Di questa cosa si occupa Gabry”

“Oh dov’è Gabry?”

ADESSO GABRY NON C’È PIÙ.

Dedicare la distanza “Trail degli Eroi”, di questa undicesima edizione della manifestazione, a Gabriele Marchioro è un modo per celebrare la storia di un grande appassionato di running, ma soprattutto è il ricordo di un caro amico.

La montagna è di per sé un ossimoro naturale: tanto affascinante quanto insidiosa, questo Gabriele lo sapeva bene.

Venticinque anni fa è scoccata la scintilla, il primo intenso incontro con la montagna è avvenuto grazie all’esperienza vissuta con la Ferrata “Brigata Tridentina” nel Gruppo Sella. 

Inizialmente una passione indirizzata verso la sola arrampicata ma, con il tempo, attraverso la voglia di conoscere e scoprire le altre mille sfaccettature di questo mondo, si è estesa anche alla disciplina degli ultratrails, dello sci e della bici.

Negli anni c’è stata solo una piccola parentesi da maratoneta, ma il richiamo della montagna, per  Gabriele, era troppo forte per essere messo a tacere. 

Era il suo elemento, così racconta la moglie Silvia: “Gabriele correva e arrampicava perché amava la natura, la fatica, voleva mettere alla prova le sue prestazioni, la sua forza e astuzia. Durante le gare era competitivo ma anche corretto ed empatico”. 

Nell’organizzazione delle manifestazioni cui partecipava, la generosità, spirito di abnegazione, laboriosità, puntualità e precisione erano senza dubbio il suoi tratti distintivi, non mancavano mai ed erano noti a tutti quelli che lo conoscevano e collaboravano, assieme a lui, per la pianificazione degli eventi.

Il tempo libero lo spendeva in questo modo: tra le cime dei monti, alla ricerca di nuove sfide da vivere, per poi raccontare e condividere con gli altri.

Un grande sportivo sin da bambino, tenace e determinato. Amava la competitività, quel sano spirito sportivo che solo chi pratica sport agonistico può capire.

La sua passione era contagiosa a tal punto che, come ricorda la sorella Deborah, molte delle sue scelte diventavano un modello da seguire: “Sei sempre stato carismatico e un gran motivatore, ma anche molto riservato e nonostante i tuoi traguardi e prodezze, non amavi vantartene. Ricordo quel tuo sguardo felice mentre ti accingevi ad un arrivo o fin dalla partenza, i tuoi occhi che brillavano mentre raccontavi le tue avventure, facili o difficili che fossero. Prima del tuo sorriso erano i tuoi occhi a parlare. Il tuo entusiasmo per lo sport che amavi è la gioia con cui ti ricordo”.

Come dice Mauro Corona, la montagna reale è quella che, se fai un passo sbagliato sei morto, ma quando ti accoglie ti fa sentire vivo più che mai, è un luogo privilegiato.

Quest’edizione della memoria ha dunque l’intento di ricordare a tutto il popolo degli ultratrailers il timore, il rispetto e la cura che la montagna richiede e pretende.  Lo stesso rispetto e cura che, come ribadisce la moglie di Gabriele, bisogna avere per la vita, per noi stessi e per chi ci ama e aspetta a casa.

 

Marta Carraro